Celebrando l'Unità d'Italia

                                                       (di Tommasina Romano)

Il 17 marzo di quest'anno è stato celebrato l'anniversario dell'Unità d'Italia. Esattamente 150 anni fa, il 17 marzo 1861, con la solenne proclamazione di Vittorio Emanuele II a sovrano del Regno d'Italia, si concludeva il Risorgimento, il periodo della nostra storia in cui fu compiuto ogni sforzo politico per liberare il Paese da austriaci, francesi e dinastia borbonica, che dominavano i nostri territori. Dai primi moti rivoluzionari del 1821 ci vollero 40 anni per fare l'Italia: dalla Guerra d'Indipendenza alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Quest'anno dunque l'Italia intera celebra tutti i valorosi italiani che hanno consentito al nostro Paese di essere unito sotto un'unica bandiera tricolore.

Anche la Biblioteca di Montevergine ha partecipato, e non poteva essere altrimenti,  alle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e ha offerto il suo contributo con l'allestimento di due mostre riguardanti il periodo storico dell'unificazione del nostro Paese. Entrambe le mostre sono state inaugurate il 9 aprile, giornata che ha aperto la "XIII Settimana della Cultura", che ogni anno il Ministero per i Beni e le Attività Culturali dedica, attraverso l'apertura gratuita di musei e siti archeologici, alla promozione del ricchissimo patrimonio culturale di cui il nostro Paese è  depositario.  

La prima, Oro, sete, onore, visitabile dal 9 al 17 aprile, è stata ospitata nel salone settecentesco del Palazzo abbaziale. Curata dal direttore della Biblioteca di Montevergine, p. Andrea Davide Cardin, con la preziosa collaborazione della dott.ssa Giovanna Scialpi Policicchio, la mostra ha aperto una finestra sulla moda in Italia all'epoca dell'Unità. Attraverso l'esposizione di abiti, gioielli e onorificenze, provenienti da collezioni private,  è stato possibile ricostruire l'ambiente che ha fatto da sfondo alle vicende storiche e questo ha permesso ai visitatori, che sono accorsi numerosi, di respirare l'aria di quegli anni protagonisti di un cambiamento così radicale nell'assetto storico-politico della penisola e di immergersi, sebbene solo per un po', nell'atmosfera dell'epoca. Al centro del salone, su preziosi tappeti persiani, sono stati esposti 10 abiti per signora, differenti nella foggia a seconda dell'occasione o del tipo di cerimonia per cui l'abito era stato previsto: abiti da teatro, da passeggio, da ballo o, più semplicemente, da visita e due sontuosi abiti da sposa, tutti realizzati in seta, velluto di seta, pizzi e preziosi ricami. Gli abiti appartengono alla collezione privata della stessa dott.ssa Policicchio, ad eccezione di tre che sono stati cortesemente messi a disposizione dalla dott.ssa Orsola Fraternali.  Lungo le pareti del salone hanno trovato posto anche alcuni abiti da uomo tra cui una marsina da cameriere, un abito da camera in velluto di seta, appartenente alla famiglia Caracciolo, e un abito da gentiluomo di Sua Santità, di foggia rinascimentale, in lana e velluto di seta con finiture in tombolo. In quattro teche,  disposte al centro e sui lati corti del salone, sono stati ospitati gioielli e ornamenti femminili, medaglie e onorificenze maschili e ornamenti da ufficiale della Marina. Nella prima teca abbiamo potuto ammirare una preziosa selezione dei gioielli preferiti dalle dame dell'epoca, tra cui tre magnifiche parures , una di manifattura siciliana e due di manifattura napoletana, in oro e pietre preziose, una collana borbonica, ricche borsette in maglia d'oro o d'argento di cui una con chiusura composta da due zaffiri taglio cabochon, preziosi orecchini di perle, zaffiri, diamanti o smeraldi e ancora una serie di portasigarette, occhiali da teatro e portapillole, di cui uno con stemma reale; accanto ai gioielli femminili sono stati esposti anche gioielli da uomo come spille da cravatta, una serie di orologi con catene di vario stile e diverse coppie di gemelli tra cui una, proveniente da collezione privata, in argento e smalto, dono di Umberto I di Savoia. Il gioiello che ha attirato maggiormente l'attenzione dei visitatori è stata una collana in oro 21 kt, detta "Manin" dal nome della particolare lavorazione, tipica veneziana, battuta a mano e senza alcuna saldatura nonostante la sua lunghezza, all'incirca sei metri. Una seconda bacheca ha ospitato accessori dell'epoca, sempre realizzati in materiali e pietre preziose, come libri da preghiera, portamonete, portabiglietti da visita, carnet da ballo e binocoli da teatro. Nella successiva bacheca hanno  trovato posto le medaglie e le onorificenze che venivano conferite come attestazioni di stima o come riconoscimento, per lo più pubblico, per meriti particolari e che segnalavano l'appartenenza di un individuo ad un Ordine; in particolare nella mostra sono state esposte Placche, Croci e Collari da Ufficiale o da Grande Ufficiale degli Ordini della Corona d'Italia, dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell'Annunziata; accanto a questi abbiamo potuto ammirare un timbro reale, una Medaglia delle Guerre d'Indipendenza e dell'Unità d'Italia, una Medaglia ai Compagni d'armi di Vittorio Emanuele e vari finimenti e fibbie d'argento del Regio Esercito. Nell'ultima bacheca erano invece esposti ornamenti relativi agli Ufficiali della Marina.

1860, ottobre 1La seconda mostra, realizzata dalla biblioteca, che ha per titolo L'Unità d'Italia nella documentazione cartacea di Montevergine, è stata inaugurata il giorno 9 aprile è sarà visitabile per tutto il 2011. Ospitata nei locali della biblioteca, è una raccolta di documenti  contenuti all'interno dell'archivio storico di Montevergine, la cui lettura può fornirci informazioni relative a fatti e persone "sfuggite alla grande storia", che ci aiutino a comprendere meglio  certe dinamiche legate a quel particolare momento storico. Cosa sia accaduto a Montevergine e nelle zone vicine, quali siano stati i rapporti tra i monaci e le autorità governative costituite e quale fosse il clima che si respirava tra le persone comuni, sono tutte domande alle quali può dare una risposta la documentazione raccolta per la mostra. Lo ripetiamo ancora una volta, si tratta di documenti cartacei che sono stati estratti dall'archivio annesso alla biblioteca. Solo un'attenta e meticolosa ricerca e lettura delle fonti  ha permesso di inquadrare i documenti  nel contesto storico-cronologico corrispondente e di delinearne un quadro organico che permettesse di valutare  l'impatto che gli eventi della storia hanno avuto nell'ambito del trascorso della congregazione verginiana. L'abbazia di Montevergine, negli anni che hanno visto consolidarsi il processo di unificazione del nostro Paese, era retta dall'abate Guglielmo De Cesare, la cui elezione, avvenuta nel maggio del 1859, era stata fortemente voluta dall'arcivescovo di Napoli, cardinale Sisto Riario Sforza, al quale il Papa, preoccupato dalla situazione che si registrava nell'abbazia, si era rivolto perché la scelta del nuovo abate ricadesse sulle persone più degne della comunità monastica. In quegli anni, infatti, oltre a registrarsi  un certo languore nello spirito dei monaci di Montevergine, lo stato della congregazione era molto critico per la presenza nel monastero di elementi sovversivi che ne minavano l'integrità, predominando tra gli stessi frati il malcostume, i vizi e la corruzione. In particolare d. Celestino de' Liguori, personaggio al quale nella mostra è dato particolare rilievo, fu un monaco ostile al governo di Francesco II, -in realtà spinto da motivi personali contro la conduzione dell'abate De Cesare perché aspirava egli stesso alla dignità abbaziale- e fu un valido ed accanito sostenitore delle idee liberali di Garibaldi tanto da rendersi autore di una lettera indirizzata allo stesso Garibaldi nella quale si inneggiava all'eroe, lettera che gli valse addirittura l'allontanamento dal monastero. Attraverso gli incartamenti conservati nel nostro archivio è possibile ripercorrere tutti i repentini avvenimenti che si succedono in quegli anni; partendo dal periodo immediatamente precedente alla proclamazione del Regno d'Italia, fanno luce sul decisivo momento storico, in riferimento a quanto accade nella congregazione verginiana. La crisi profonda, causata dalla dissoluzione dell'apparato amministrativo borbonico, si riflette in vari ambiti, quale quello economico, caratterizzato da una grave stagnazione; come conseguenza assistiamo alla nascita di quel terribile fenomeno sociale che è stato il brigantaggio, documentato, anche questo,  dalle carte dell'archivio che ci tramandano notizie relative alla presenza di truppe dislocate al Santuario, impegnate nella ricerca dei briganti. Gli incartamenti archivistici ci mostrano ancora  i rapporti, certamente non favorevoli, tra la Chiesa e il nuovo governo. Il clero, essendo precedentemente favorito dalle autorità civili, assume adesso un atteggiamento ostile, vedendosi all'improvviso spogliato di tutti i suoi privilegi. In particolare dalla documentazione archivistica si evince quale fosse la situazione a Montevergine; l'abbazia, anche se di fatto non era stata soppressa dalle leggi napoleoniche, insieme a tutti gli altri ordini religiosi ripristinati dalla restaurazione borbonica, fu di nuovo colpita dalle leggi eversive emanate dal nuovo governo unitario. Nell'archivio è conservato l'importante decreto, trasmesso all'abate di Montevergine, con cui il pro-dittatore di Napoli, Giorgio Pallavicino, abrogava tutti i privilegi concessi a persone e ad enti ecclesiastici, così come l'atto di trasmissione, a firma del procuratore del re, Vigorita, della Legge Decreto del 7 luglio 1866 che sopprimeva tutte le corporazioni religiose dello Stato nell'intero Paese, portando di conseguenza alla "chiusura definitiva del Convento maschile dei Benedettini Bianchi". Solo in un secondo momento l'abate De Cesare, dopo laboriose pratiche, riuscì ad ottenere dal governo che Montevergine fosse inserito tra gli stabilimenti ecclesiastici da conservare come Monumenti Nazionali, situazione che permane tuttora.

Di seguito pubblichiamo le foto della giornata inaugurale della mostra.torna a inizio pagina

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