Ancora una volta parliamo di noi...
...ma lo facciamo in maniera diversa. Come dicevano gli antichi? Nessuno è profeta in patria, né altrove, aggiungiamo noi; inoltre, da profeti, indovini, aruspici, veggenti, chiaroveggenti, chiromanti, negromanti, preferiamo tenerci alla larga. Tuttavia, in quest'occasione ci tocca vestire i panni di Cassandra e fare una previsione non proprio rosea che riguarda il futuro della nostra Biblioteca.
Abbiamo già in altre occasioni scritto della Biblioteca di Montevergine (perciò il titolo di questa riflessione è Ancora una volta...), talvolta non riuscendo a sfuggire ad un tono vagamente auto celebrativo che d'altra parte tradiva soltanto il nostro entusiamo per il lavoro che svolgiamo; e ci siamo più volte intrattenuti sui servizi (taluni di recente attivazione) che la biblioteca è in grado di offrire ai propri utenti, facendoci un vanto del buon livello di attenzione verso le esigenze di questi ultimi che la Biblioteca riesce a mantenere costante. Ciò di cui non abbiamo finora fatto alcun cenno è che i lusinghieri risultati sin qui ottenuti (che continuamente si rinnovano, tanto che la Biblioteca di Montevergine è una delle 40 amministrazioni selezionate per la fase finale del Premio Qualità Pubbliche Amministrazioni III edizione 2010, di cui si può leggere nella sezione di questo sito dedicata al Progetto qualità 2010) sono stati conseguiti a prezzo di numerosi sacrifici che fatalmente non basteranno per mantenere inalterato nel tempo lo standard di qualità. Ciò dipende dal fatto che il personale della biblioteca è in via di "esaurimento", nel mero senso dell'età anagrafica, perché è per la maggior parte non lontano dalla pensione avendo ormai più di trent'anni di servizio. Sappiamo che tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione patiscono il problema della mancanza di personale, anche perché non si bandiscono più concorsi pubblici per l'accesso alle carriere, per lo meno non con la frequenza e con un numero di posti come ce ne sarebbe urgente bisogno. Non ci tratteniamo qui su considerazioni generali sulle politiche governative in materia economica e di occupazione, giacché è evidente che il problema della mancanza del personale negli uffici, specialmente nel settore dei beni culturali, non dipende solo dalla indisponibilità dei fondi, ma si tratta di scelte che vengono perseguite più o meno consapevolmente in un senso (che penalizza e mortifica) piuttosto che in un altro. D'altra parte, è altrettanto evidente che la Pubblica Amministrazione si avvia ad uno smantellamento pressoché totale, dopo di che quando si saranno collocati in pensione (o saranno morti) i titolari di posto di lavoro a tempo indeterminato (i famosi "privilegiati" e "fannulloni" additati ormai alla pubblica gogna), si stipuleranno, finalmente in piena libertà, contratti a tempo con i mitici privati che non penseranno al loro profitto ma soltanto a far funzionare al meglio il servizio...
Al momento la situazione è già veramente drammatica in molti uffici, i cui direttori non esitano a rivolgere appelli a quanti hanno orecchie per ascoltare nelle forme e nei modi più vari, anche meno istituzionali; qualche settimana fa la direttrice di un Archivio di Stato della Sardegna ha diffuso in rete un messaggio di posta elettronica in cui scriveva che il suo ufficio può contare soltanto su tre persone (lei compresa) e rivolgeva dunque un invito a quanti fossero eventualmente interessati ad integrare la sua scarsissima dotazione organica. Questa sorta di "supplica", benché con la forma irrituale da "ultima spiaggia", è tuttavia davvero la risorsa estrema, dopo di che non c'è altro da fare. Comprendendo perfettamente la situazione descritta nel messaggio della dirigente sarda, noi dobbiamo prospettare un quadro ancora più drammatico, in quanto la situazione della Biblioteca di Montevergine è, se possibile, ben peggiore rispetto al panorama nazionale. Infatti, pur essendo annoverata tra le biblioteche pubbliche statali, quella di Montevergine, insieme con le altre dieci biblioteche annesse ai Monumenti nazionali distribuite sul territorio italiano, ha la particolarità di non disporre di una pianta organica stabile; il personale che vi presta servizio è infatti titolare di sede altrove ed è lì assegnato in virtù del disposto di una legge (la n. 320) emanata nel 1993 espressamente per queste biblioteche. Almeno teoricamente (perché la realtà è ben altra) una diversa quota di personale potrebbe essere assunta direttamente dalla Congregazione monastica in virtù di un altro provvedimento di legge, risalente al 1980 (n. 803). Crediamo di poter sorvolare sulle vicende storiche che stanno alla base dell'istituzione di questa tipologia di biblioteche, nonché sull'importanza e l'unicità dei suoi fondi archivistici e librari, perché l'uno e l'altro argomento sono trattati in maniera esaustiva nelle pagine interne di questo stesso sito, cui naturalmente rimandiamo; questo perché nel nostro caso non sono in discussione la qualità e il pregio del materiale custodito dalla biblioteca, ma addirittura la sua stessa esistenza, così come noi abbiamo imparato a promuoverla negli ultimi anni e gli utenti a conoscerla e -speriamo- ad apprezzarla.
Ma dunque qual è il senso, quale lo scopo, di queste riflessioni che, in maniera forse un po' irrituale, vogliamo condividere con i lettori di questa rubrica? Per la verità non ci è ben chiaro. Forse possiamo anche noi, da queste colonne, rivolgere un appello ai nostri colleghi dei non pochi uffici del Ministero per i Beni e le Attività culturali presenti in Avellino, in Irpinia e nelle provincie limitrofe: qualcuno potrebbe aver voglia di condividere l'esperienza di un lavoro faticoso perché svolto a ritmo serrato, ma appagante perché continuamente riscontrato da un soddisfacente livello di apprezzamento da parte degli utenti. Possiamo anche tentare di raggiungere i tanti studenti che presso la nostra Biblioteca decidono di seguire dei periodi di stage che valgono loro crediti formativi universitari, ma sarebbe auspicabile che si trattasse di una quota-ore ben più consistente delle canoniche cinquanta che sono destinate fatalmente ad esaurirsi in maniera poco proficua per gli studenti e scarsamente produttiva per la biblioteca. Possiamo immaginare (ché in questo caso più che "fantasticare" non è possibile) di richiedere qualche forma di collaborazione alle istituzioni locali allo scopo di prevedere dei ... finanziamenti (abbiamo pudore persino a scriverlo!) per organizzare una sorta di presidio dei servizi pubblici, dunque anche delle biblioteche.
Come si vede, ci siamo ridotti anche noi ad auspicare qualche collaborazione purché sia, finanche a termine, perché non possiamo convivere con il terrore che da qui a pochi anni la biblioteca sarà costretta ad abolire i servizi che continua ad erogare e non è possibile che un servizio pubblico resti legato alle singole persone, ché anzi, per essere veramente pubblico ed essere erogato nei confronti della collettività, dovrebbe funzionare sempre con le stesse modalità e con lo stesso standard.
Lavorando con un numero sempre minore di personale, alla fine si sguarniranno le dotazioni organiche, a meno di intraprendere manovre correttive che assicurino -tra qualche anno non lontano e comunque non fuori tempo massimo- una inversione di tendenza che assicurerà nuovamente schiere di bibliotecari alle biblioteche, così come di maestri alla scuola di ogni ordine e grado, di infermieri e medici agli ospedali (che pertanto non sarebbero costretti a chiudere nelle zone "di frontiera"), di tutte quelle categorie insomma che erogano servizi pubblici, cioè in favore di tutti.
Post scriptum. Mentre scrivevamo questa riflessione ci è capitato di catalogare il volume Il futurismo nelle avanguardie cortesemente inviato in dono dall'editore Ponte Sisto, che raccoglie gli atti del convegno internazionale tenutosi a Milano nel febbraio del 2010 per le celebrazioni del centenario del Manifesto del Futurismo; il volume riporta diverse riproduzioni di quadri di pittori futuristi, tra i quali ha attratto la nostra attenzione il Lutto del 1910, di Umberto Boccioni. Poiché l'esserci imbattuti in questo quadro dal titolo per noi profetico ci è sembrato un "segno", lo riproduciamo a corredo di quest'articolo.