LE LEGATURE BAROCCHE DELLA BIBLIOTECA STATALE DI MONTEVERGINE
(di p. Andrea Davide Cardin,
Direttore della Biblioteca di Montevergine)
I principali tipi di ornamentazione che caratterizzano la legatura del Sei e Settecento sono originari della Francia e ricevono solitamente il loro appellativo convenzionale dal nome di artigiani francesi così come francesi sono i grandi maestri che firmavano i pezzi più celebri.
La legatura detta alla fanfare fu di gran moda all'inizio del Seicento. In questa legatura le volute che compongono i fregi e le cornici sono tracciate caratteristicamente con tre filetti, due vicini ed uno più lontano; le volute costruiscono degli spazi nei quali si collocano rami e fogliami, al centro sta un vuoto dove può trovar posto uno stemma, una placca o altro. La decorazione è più fitta e più carica che non nel gusto di Golier e Maioli.
In sostanza si può dire che nelle decorazioni del libro nel corso del Seicento si accentuò la complessità dell'ornamento e la moda ed il gusto furono influenzati soprattutto dai modelli francesi così come sarebbe accaduto anche nel secolo seguente.
Le innovazioni riguardarono la qualità delle decorazioni, nonché la loro minuta e talora minutissima realizzazione. Nel secolo XVII si diffuse una novità che si affiancò alle tecniche di decorazioni già esistenti, apparvero i primi ferri pointillès o a mille punti con i quali si componevano decorazioni dall'apparenza di perle o di filigrana. Il disegno veniva creato con una successione di punti e in questo caso la varietà dei ferri era molto minore del solito e tuttavia pochissimi attrezzi potevano arrivare a costruire decorazioni anche estremamente complesse. In questa tecnica si segnalò soprattutto un artigiano nominato Le Gascon tanto che lo stile prese questo appellativo. Sempre attorno al 1620 compariva l'ornamentazione a merletto della quale fa parte la decorazione detta à l'eventail, perché il piatto veniva decorato riccamente con fregi minuti che formavano al centro una sorta di rosone grande e con quattro quarti di rosoni posti agli angoli, simili appunto a dei ventagli. Sempre in Francia si diffondeva lo stile detto du seuill dal nome del suo inventore, consistente in una inquadratura a filetti che correva lungo il piatto contornante una seconda inquadratura più interna che a metà dei lati presentava una curva in fuori come un semi cerchio; al centro della coperta era posto un grande stemma o rosone. Le decorazioni a ventaglio ed alla du seuill tipicamente francesi influenzarono maggiormente quelle parti d'Italia che erano più esposte alla cultura d'oltralpe. Infine, andarono di moda legature più sobrie dette giansenistiche di marocchino scuro con semplici filetti attorno al piatto. Nel Seicento troviamo legature d'aspetto austero, in pelle più scura, di solito macchiettata irregolarmente e questa fu una novità considerevole che divenne regola fino al settecento. La macchiettatura, o meglio marmorizzazione, fatta con tinta scura, aveva due scopi: da una parte rendeva variato e non monotono l'aspetto del piatto anche senza che esso ricevesse doratura, dall'altra, la voluta irregolarità, rendeva meno visibili eventuali difetti, macchie accidentali, mende della tintura e del pellame. Il motivo delle piccole macchie nasceva dunque da una sapiente esigenza di praticità che si collegava al gusto della decorazione; le legature correnti, a differenza di quelle d'arte più elaborata, avevano i piatti privi di dorature mentre la decorazione era più fitta al dorso con o senza titoli incisi.
Le legature del Settecento hanno sovente una decorazione molto raffinata anche quando escono da botteghe di artigiani non di alto livello, si può dire che è questa l'epoca che può fornire più facilmente ottime legature.
Le legature settecentesche sono normalmente in pelle di colore marroncino chiaro o medio, macchiettata, prive di dorature al piatto, nelle forme più comuni ma sempre decorate al dorso, tra le nervature e anche sulle nervature, con fregi di vario tipo: fiori, fogliami, pigne, ghiande, palmette, d'obbligo era i tagli colorati con frequente uso del rosso unito o della spruzzatura a puntini. Il dorso portava sovente il titolo del libro ma questo titolo era scritto, non di rado, in caratteri che apparivano male allineati o sproporzionati, naturalmente parlo di legature comuni non prodotti di prima qualità di fornitura principesche. Nel settecento il libro rilegato era ormai un patrimonio a cui accedevano sia borghesi che ceti medi e questo, sen'altro, comportò un aumento delle botteghe artigiane le quali dovevano accontentare un pubbliche nel gusto del secolo che lo rendeva amante della raffinatezza ma, certo è, evidente che questi legatori non avevano tutti gli stessi mezzi e le stesse capacità. Quanto alle novità stilistiche, nella decorazione e nei prodotti destinati alla clientela aristocratica esse consistettero in una accentuazione del carattere di merletto, dorature in forma di fiori, di ricami nel piatto profuse con larghezza, caratterizzano specialmente gli esemplari dovuti alle grande firme della legatura settecentesca francese quali deromè, lemonier, douceur, e dubisson, artisti che seppero creare ricche ornamentazioni in cui la tecnica della doratura, mediante l'uso di punzoni, dai disegni roccocò si univa ad una raffinatissima scelta delle pelli ed anche al mosaico con soggetti e figure. Il libro del '700 a questi livelli si accompagnava degnamente alla coeva ornamentazione del mobilio e delle suppellettili in una età elegante fino alla civetteria. In Italia quando non si seguiva il modello francese era frequente la legatura con al centro del piatto lo stemma "armi" della famiglia che possedeva il libro.
Tutto questo si può ammirare nella mostra che si inaugura oggi 16 aprile in apertura della XII settimana della Cultura indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali a cui la Biblioteca Statale di Montevergine non poteva mancare per la sua storia culturale.